LE SALE
Sala 1 – La storia infinita / L’ambiente e
la ricerca
Vengono
qui presentati i reperti più antichi rinvenuti nel comprensorio dianese risalenti al paleolitico, fossili, utensili e resti
animali ecc., nonché una breve introduzione all’ambiente naturale e alla storia
della ricerca archeologica realizzata in questi territori a partire dalla metà
del secolo scorso. È esposta anche la collezione paleontologica del museo.
Sala 2 – Il primo abitato
Alcuni sporadici
ritrovamenti effettuati negli abitati di Diano Marina e San Bartolomeo al Mare,
fanno ritenere che, in questa zona, esistesse un
abitato costiero dell’età del bronzo di una certa consistenza di cui sono
esposti alcuni materiali (dolia in ceramica
di impasto, oggetti e armi in bronzo) databili dal XVII al X sec. a.C.
Sala 3 – Gli antichi Liguri
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La
frequentazione nel golfo dianese, durante l'età del
ferro e nelle fasi immediatamente precedenti alla romanizzazione,
agevolata dalle favorevoli condizioni ambientali e climatiche, è documentata
da una serie di notevoli reperti, come i due focolari di Via Villebone (Diano Marina), che rafforzano l'ipotesi di un
insediamento articolato in spazi abitativi di cui restano tracce in tutto il
territorio, interessato anche dai ritrovamenti di anfore
e ceramiche importate da Massaia (Marsilia)
e dall’Italia meridionale (area tirrenica). |
Sala 4 – 553 miglia da Roma
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Le testimonianze archeologiche di età
romana hanno permesso di collocare nell’area compresa tra Capo Berta e Capo
Cervo il Lucus Bormani, citato dalle fonti storiche che lo
collocano a 15 miglia da Albingaunum (Albenga) e a 16
miglia da Costa Balenae
(Capo Don, Riva Ligure). Il legame
con la viabilità romana e, in particolare, con il tracciato della via Iulia Augusta
è qui anche documentato dal calco in resina del cippo miliario
rinvenuto a Chiappa, frazione di San Bartolomeo al Mare. Il Lucus Bormani era
compreso nel municipium di Albingaunum e i
suoi abitanti erano iscritti alla tribù Publilia. |
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Sala 5 – Il viaggio
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La
quinta sala del Museo è dedicata al viaggio, via terra e via mare, alle merci
trasportate lungo le principali direttrici commerciali, nonché
ai mezzi di trasporto che documentono i traffici e
gli scambi commerciali dell’antichità. Particolare rilievo è assegnato al
relitto di Diano Marina, nave “a dolia” affondata attorno alla metà del I
secolo d.C. nel golfo dianese. Sono anche
esposte 14 monete romane rinvenute nel territorio databili complessivamente
dal 40 a.C. al IV secolo d.C. |
Sala 6 – Dalla rete stradale… alla rete internet
Sala
multimediale dotata di 3 postazioni computer.
Sala 7 – La sosta
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I ritrovamenti
archeologici del territorio del golfo dianese hanno
permesso di collocare in questa zona la mansio del Lucus Bormani citata dalle fonti antiche. In
particolare la posizione dei resti rinvenuti tra San Bartolomeo al Mare e le
pendici orientali di Capo Berta, la loro tipologia architettonica, in cui
ricorrono frequentemente strutture a pianta allungata, sembrano ulteriormente
confermare, per questa area, la funzione di stazione
di sosta lungo il tracciato della via
Iulia Augusta fatta costruire dall'imperatore
Augusto nel 13/12 a.C. per facilitare i collegamenti verso la Gallia. Nella
sala sono esposte ceramiche e vetri recuperati dallo
scavo della località La Rovere a San Bartolomeo al Mare e alcune anfore
provenienti dal golfo dianese. |
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Sala 8 – Il Bosco Sacro
Il
toponimo Lucus Bormani
riecheggia gli antichi culti praticati in questa zona sin da epoche
immemorabili, in una radura sacra delimitata da un bosco (lucus), dedicata al dio Bormanus
derivante dalla divinità preromana Borman.
In età
romana tale culto si affiancò e si trasformò in quello della dea Diana, dea
della caccia e delle selve, evocata ancor oggi dai nomi dei centri costieri del
golfo dianese e di molti paesi delle nostre valli.
Sala 9 – La vita
Gli scavi
condotti nel Lucus
Bormani
hanno permesso di conoscere l'area occupata dall'insediamento romano che si
estendeva da Capo Cervo sino alle pendici di Capo Berta, con possibile
occupazione a scopo agricolo anche dell'immediato retroterra (ritrovamenti di
Diano Castello, Chiappa e Villa Faraldi).
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I materiali e le strutture venute alla luce ci svelano
anche numerosi particolari della vita e delle attività quotidiane praticate dagli antichi abitanti; le ceramiche documentano
il vasellame usato sulla tavola, quello utilizzato per conservare gli
alimenti nelle dispense, oppure impiegato per preparare e cuocere i cibi
nelle cucine. Gli ami in bronzo, i pesi da telaio e le fusaruole
fittili testimoniano le attività degli antichi abitanti. |
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Sala 10 – La tarda romanità
L’insediamento
costiero del Lucus Bormani
perdurò in piano sino alla tarda romanità (VI –VII secolo), quando le precarie
condizioni di difendibilità resero urgente l’incastellamento
dell’abitato sulla collina più protetta alle spalle dell’antica mansio, su cui
sorgerà il castrum Diani, corrispondente
all’attuale Diano Castello.
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Le
ultime fasi di vita del Lucus Bormani si concentrano soprattutto attorno alla
chiesa dei Santi Nazario e Celso che, insieme alle
chiesetta di S. Siro nel territorio di Diano Castello, l’antica pieve di San
Pietro a Diano San Pietro e il Santuario della Madonna della Rovere a San
Bartolomeo al Mare, costituiscono il vertice della diffusione del cristianesimo
nel nostro territorio. |
A tale periodo si riferiscono anche due sepolture, l’una
del tipo “alla cappuccina” rinvenuta lungo corso Roma
a Diano Marina, l’altra costituita da un sarcofago rupestre scoperto in
località Ciosi a Pairola, nel
retroterra di San Bartolomeo al Mare
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Testi a cura
dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri
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